Territori e cultura. Presentazione

 Convegno “Territori e cultura”
Identità   Spazi   Formazione e Sviluppo
28 novembre – Baveno, Villa Fedora

A2 SenghorRadicarsi e sradicarsi, riconoscersi nel proprio territorio per ritrovare una identità capace di guardare al proprio passato, leggendolo nei suoi segni presenti, e di arricchirsi di relazioni con altri territori per poter ri-immginare il proprio futuro.

Coltivare e coltura, acculturare e cultura non casualmente hanno la stessa etimologia. Coltivare un territorio, metterlo a frutto, e non solo i frutti della terra; un territorio è certo roccia acqua e suolo, ma è soprattutto territorio di (patrimonio materiale e immateriale lasciatoci in eredità) e territorio per chi ci vive, ci vivrà, lo attraverserà, lo lascerà. Metterlo a frutto, valorizzarlo richiede fatica e intelligenza, capacità di individuare le culture più idonee.

Ci ritroviamo alla Villa Fedora di Baveno per confrontarci con alcune ricche esperienze di altre realtà e per ragionare su di un possibile progetto culturale condiviso in grado di valorizzare queste nostre terre fra rocce e laghi.

 

Presentazione

Buon giorno, un ringraziamento a tutti gli intervenuti, operatori culturali e amministratori, cittadini e studenti.

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E, naturalmente, un grande grazie ai relatori che si sono sobbarcati un lungo viaggio per venirci a trovare in questo lembo del nord ovest; grazie a chi ci ha aiutato a contattarli (mi riferisco in particolare a Monica, Maurizio, Maddalena, Tullio e Giovanni). Grazie a Francesca che si è sobbarcata il peso organizzativo e a Chiara che oggi la affianca.

Il convegno di oggi ha una lunga gestazione.

Tra il novembre 2013 e il marzo successivo avevamo effettuato una ricognizione tramite interviste (Cultura e città mediale) presentata in aprile insieme alle altre due su Sport /natura/turismo e Welfare.

Era allora emersa la necessità di andare oltre gli eventi (di cui il territorio è ricchissimo, ma in qualche modo frammentato) con la necessità (leggo testualmente) di

un coordinamento che sia permanente, e per certi versi sostitutivo, della mancata pianificazione culturale da parte dagli enti pubblici.

Coordinarsi non solo su calendari e gestione risorse, ma per trovare un momento, una struttura unificante che allora, si suggeriva, avrebbe potuto concretizzarsi nell’ideazione di una “biennale del paesaggio”. Idea per ora rimasta in sospeso, ma non dimenticata.

Il gennaio di quest’anno in occasione dell’evento pubblico sul CEM (da problema a risorsa) organizzato da Comune di Verbania

con un nostro documento ipotizzavamo per quella struttura di alto profilo architettonico un altrettanto alto respiro culturale e progettuale all’interno:

  • di una rete sociale formata dalla pluralità dell’associazionismo e di tutte le realtà culturali della città e del territorio,
  • di una rete di luoghi in grado di collegare la modernità di quell’architettura con il genius loci del nostro lago.

Dopo quell’evento pubblico in una serie di incontri con esponenti di altre associazioni l’attenzione  si è spostata dalla struttura e dal destino dell’ex “Centro eventi multifunzionale” alle caratteristiche di un progetto culturale in grado di qualificare e rappresentare il nostro territorio e nel contempo costituirne un significativo fattore di sviluppo.

Un progetto culturale condiviso che veda il concorso delle realtà vive presenti.

Abbiamo individuato tre nodi tematici connessi a questo possibile progetto culturale: l’identità territoriale; gli spazi della cultura; la formazione come fattore di sviluppo, dando così vita a tre gruppi di studio che da aprile ad oggi si sono ritrovati e che presenteranno una sintesi del loro lavoro nella seconda parte della mattinata.

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E arriviamo alla giornata di oggi che, se in un certo senso è un punto di arrivo, dall’altro è da noi pensata soprattutto come punto di partenza nella prospettiva di un progetto culturale di territorio aperto al coinvolgendo e al contributo di molti altri soggetti (privati e pubblici).

Territori e cultura l’abbiamo titolata.

Il Territorio che non è solo roccia acqua e suolo ma patrimonio materiale e immateriale lasciatoci in eredità e che vorremmo riuscire a metter a frutto per chi verrà dopo di noi.

Cultura, parola dai tantissimi significati – quando accoglievo i nuovi studenti nell’indirizzo di Scienze umane e sociali dicevo che il loro oggetto di studio era appunto la cultura e che per definirla è necessario il concorso di tutte le discipline che si apprestavano a studiare (dall’antropologia all’economia, dalla sociologia alla psicologia, dalla storia alla letteratura alle arti in senso lato).

Per la giornata di oggi ne abbiamo scelto una definizione, di un grande poeta e politico, Senghor, definizione che è poetica e nel contempo operativa: non ci dice infatti cos’è ma ci indica come perseguirla: radicarci nello spirito della nostra terra e sradicarci per assorbire il sole la pioggia, e magari anche la neve e il ghiaccio, delle altre culture.

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E siccome il nostro radicamento è incerto abbiamo oggi invertito quell’ordine: dal nostro nord ovest ci sposteremo (idealmente) molto a sud sino a Matera grazie a Marta Ragozzino, direttrice del Polo Museale della Basilicata, un po’ a est in Val Camonica con Sergio Cotti Piccinelli direttore del Distretto Culturale omonimo, sentiremo poi un intervento molta da nord, dalla lontana Finlandia con la cantante e operatrice culturale Antye Graie. Ed abbiamo chiesto a Paolo Rizzi direttore del Laboratorio di economia locale dell’Università Cattolica di Piacenza di aiutarci a tessere le fila sulla base della sua ampia conoscenza di molte esperienze significative e della conoscenza specifica di questa realtà. Paolo Rizzi è infatti stato l’anima progettuale del momento più alto di progettazione culturale di queste terre che si estendono dalle rocce lepontine ai nostri laghi: il Paesaggio a colori. Esperienza fondamentale ma esperienza rimasta in sospeso. E riteniamo che non si possa che ripartire da lì.

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La presenza dell’Assessore regionale alla cultura Antonella Parigi ci conforta perché la consideriamo non solo un segno di attenzione ed interesse, ma un impegno per il futuro.


 

Partecipazione al Convegno:

23 tra relatori, équipe organizzativa e collaboratori

39 partecipanti accreditati in anticipo

35 partecipanti accredidati il giorno stesso

N.B. Durante e dopo il break eventuali nuovi partecipanti non sono stati più registrati

 

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