Territori e cultura. Presentazione

 Convegno “Territori e cultura”
Identità   Spazi   Formazione e Sviluppo
28 novembre – Baveno, Villa Fedora

A2 SenghorRadicarsi e sradicarsi, riconoscersi nel proprio territorio per ritrovare una identità capace di guardare al proprio passato, leggendolo nei suoi segni presenti, e di arricchirsi di relazioni con altri territori per poter ri-immginare il proprio futuro.

Coltivare e coltura, acculturare e cultura non casualmente hanno la stessa etimologia. Coltivare un territorio, metterlo a frutto, e non solo i frutti della terra; un territorio è certo roccia acqua e suolo, ma è soprattutto territorio di (patrimonio materiale e immateriale lasciatoci in eredità) e territorio per chi ci vive, ci vivrà, lo attraverserà, lo lascerà. Metterlo a frutto, valorizzarlo richiede fatica e intelligenza, capacità di individuare le culture più idonee.

Ci ritroviamo alla Villa Fedora di Baveno per confrontarci con alcune ricche esperienze di altre realtà e per ragionare su di un possibile progetto culturale condiviso in grado di valorizzare queste nostre terre fra rocce e laghi.

 

Presentazione

Buon giorno, un ringraziamento a tutti gli intervenuti, operatori culturali e amministratori, cittadini e studenti.

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E, naturalmente, un grande grazie ai relatori che si sono sobbarcati un lungo viaggio per venirci a trovare in questo lembo del nord ovest; grazie a chi ci ha aiutato a contattarli (mi riferisco in particolare a Monica, Maurizio, Maddalena, Tullio e Giovanni). Grazie a Francesca che si è sobbarcata il peso organizzativo e a Chiara che oggi la affianca.

Il convegno di oggi ha una lunga gestazione.

Tra il novembre 2013 e il marzo successivo avevamo effettuato una ricognizione tramite interviste (Cultura e città mediale) presentata in aprile insieme alle altre due su Sport /natura/turismo e Welfare.

Era allora emersa la necessità di andare oltre gli eventi (di cui il territorio è ricchissimo, ma in qualche modo frammentato) con la necessità (leggo testualmente) di

un coordinamento che sia permanente, e per certi versi sostitutivo, della mancata pianificazione culturale da parte dagli enti pubblici.

Coordinarsi non solo su calendari e gestione risorse, ma per trovare un momento, una struttura unificante che allora, si suggeriva, avrebbe potuto concretizzarsi nell’ideazione di una “biennale del paesaggio”. Idea per ora rimasta in sospeso, ma non dimenticata.

Il gennaio di quest’anno in occasione dell’evento pubblico sul CEM (da problema a risorsa) organizzato da Comune di Verbania

con un nostro documento ipotizzavamo per quella struttura di alto profilo architettonico un altrettanto alto respiro culturale e progettuale all’interno:

  • di una rete sociale formata dalla pluralità dell’associazionismo e di tutte le realtà culturali della città e del territorio,
  • di una rete di luoghi in grado di collegare la modernità di quell’architettura con il genius loci del nostro lago.

Dopo quell’evento pubblico in una serie di incontri con esponenti di altre associazioni l’attenzione  si è spostata dalla struttura e dal destino dell’ex “Centro eventi multifunzionale” alle caratteristiche di un progetto culturale in grado di qualificare e rappresentare il nostro territorio e nel contempo costituirne un significativo fattore di sviluppo.

Un progetto culturale condiviso che veda il concorso delle realtà vive presenti.

Abbiamo individuato tre nodi tematici connessi a questo possibile progetto culturale: l’identità territoriale; gli spazi della cultura; la formazione come fattore di sviluppo, dando così vita a tre gruppi di studio che da aprile ad oggi si sono ritrovati e che presenteranno una sintesi del loro lavoro nella seconda parte della mattinata.

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E arriviamo alla giornata di oggi che, se in un certo senso è un punto di arrivo, dall’altro è da noi pensata soprattutto come punto di partenza nella prospettiva di un progetto culturale di territorio aperto al coinvolgendo e al contributo di molti altri soggetti (privati e pubblici).

Territori e cultura l’abbiamo titolata.

Il Territorio che non è solo roccia acqua e suolo ma patrimonio materiale e immateriale lasciatoci in eredità e che vorremmo riuscire a metter a frutto per chi verrà dopo di noi.

Cultura, parola dai tantissimi significati – quando accoglievo i nuovi studenti nell’indirizzo di Scienze umane e sociali dicevo che il loro oggetto di studio era appunto la cultura e che per definirla è necessario il concorso di tutte le discipline che si apprestavano a studiare (dall’antropologia all’economia, dalla sociologia alla psicologia, dalla storia alla letteratura alle arti in senso lato).

Per la giornata di oggi ne abbiamo scelto una definizione, di un grande poeta e politico, Senghor, definizione che è poetica e nel contempo operativa: non ci dice infatti cos’è ma ci indica come perseguirla: radicarci nello spirito della nostra terra e sradicarci per assorbire il sole la pioggia, e magari anche la neve e il ghiaccio, delle altre culture.

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E siccome il nostro radicamento è incerto abbiamo oggi invertito quell’ordine: dal nostro nord ovest ci sposteremo (idealmente) molto a sud sino a Matera grazie a Marta Ragozzino, direttrice del Polo Museale della Basilicata, un po’ a est in Val Camonica con Sergio Cotti Piccinelli direttore del Distretto Culturale omonimo, sentiremo poi un intervento molta da nord, dalla lontana Finlandia con la cantante e operatrice culturale Antye Graie. Ed abbiamo chiesto a Paolo Rizzi direttore del Laboratorio di economia locale dell’Università Cattolica di Piacenza di aiutarci a tessere le fila sulla base della sua ampia conoscenza di molte esperienze significative e della conoscenza specifica di questa realtà. Paolo Rizzi è infatti stato l’anima progettuale del momento più alto di progettazione culturale di queste terre che si estendono dalle rocce lepontine ai nostri laghi: il Paesaggio a colori. Esperienza fondamentale ma esperienza rimasta in sospeso. E riteniamo che non si possa che ripartire da lì.

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La presenza dell’Assessore regionale alla cultura Antonella Parigi ci conforta perché la consideriamo non solo un segno di attenzione ed interesse, ma un impegno per il futuro.


 

Partecipazione al Convegno:

23 tra relatori, équipe organizzativa e collaboratori

39 partecipanti accreditati in anticipo

35 partecipanti accredidati il giorno stesso

N.B. Durante e dopo il break eventuali nuovi partecipanti non sono stati più registrati

 

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Cultura e identità

Logo ter cultura

TERRITORI E CULTURA 

Villa Fedora. Baveno, 28 novembre 2015

Report del gruppo di studio   “Cultura e identità”

 

Identità come progetto

  • Identità: termine dall’etimo ambivalente (idem): da un lato il medesimo, lo stesso (A = A à ogni ente è uguale, identico a se stesso), dall’altro “identico a …“ (ma anche “simile a …) e pertanto (più o meno implicitamente) “diverso / dissimile da …
  • Identità individuale: l’unicità dell’individuo, della singola persona, la sua riconoscibilità ed identificazione (es. la Carta di identità). Ogni individuo è unico, certo; ma forse non è poi così vero che è “uguale a se stesso”, non solo per la variabile del tempo che passa (le identità plurime che si innestano su uno stesso soggetto). Non solo, ma ogni individuo si costruisce la propria identità in relazione a un gruppo (o a più gruppi).
  • L’ identità collettiva (socio culturale / antropologica) si fonda nella relazione dell’individuo con la collettività di riferimento: nel riconoscersi ed identificarsi con il gruppo (familiare, sociale, locale, nazionale ecc.) di cui si condividono, assimilano ed imitano caratteristiche, comportamenti ed idealità.
  • Identità individuale e identità collettiva si rimandano l’una con l’altra. La prima è un processo, la seconda una molteplicità di relazioni. L’individuo non è un’isola (si relaziona e cambia), la cultura (l’identità culturale) non è una “cosa” definita e definibile una volta per tutte.

Processo di formazione sociale dell’identità: è stato modellizzato da Henri Tajfel con la sua Teoria dell’Identità Sociale (Social Identity Theory o, in forma breve, SIT) come un processo tendente a scindere nettamente il gruppo sociale di appartenenza (ingroup) dagli altri gruppi (outgroups) suddivisibile in tre fasi:

  • Categorizzazione: massimizzazione delle uguaglianze interne e delle differenze esterne;
  • Identificazione: costruzione della propria identità come appartenenza al gruppo;

Confronto sociale: valorizzazione del proprio gruppo e corrispettiva devalorizzazione dei gruppi esterni


Sviluppo del pensiero socio antropologico: si è passati da

  • una concezione statica di identità, e analogamente di cultura, (una identità “culturale” è un sistema definibile e stabile, ben distinto da ogni altro),
  • ad una concezione processuale dove le identità (individuali e collettive) sono sottoposte alle dinamiche relazionali e trasformative del complesso sociale (le identità si formano, consolidano, trasformano, escono di scena dando spazio/vita a nuove identità ).
  • arrivando infine, con particolar riferimento all’attuale società globalizzata e complessa, a identità plurime che convivono e si intersecano sia a livello individuale che collettivo.

 

Specchio

 

  • Al di qua e al di là dello specchio: l’identità si forma e consolida attraverso un duplice processo di riconoscimento: interno ed esterno, auto-riconoscimento ed etero-riconoscimento (come mi vedo, come “noi” ci vediamo e dall’altro lato come “gli altri” mi e ci vedono).

Una identità solida / forte presenta elevata congruenza fra auto riconoscimento ed etero riconoscimento. Viceversa la dissonanza fra i due lati dello specchio (a trasparenza unidirezionale) è indice di una identità fragile o comunque ancora non pienamente formata.

  • Dall’alto e dal basso: Vi sono identità ascritte, attribuite da una autorità, ed identità assunte (per iniziativa dei soggetti) o tendenzialmente tali (identità desiderate). Il riconoscimento (esterno) può inoltre venire dall’alto (verticale) o lateralmente, dai contesti limitrofi (orizzontale).

Identità nazionale: rappresenta l’esempio primo di identità ascritta e di riconoscimento verticale. Lo stato moderno ha sostituito il “cuius regio, eius religio” (1555: Pace di Augusta) con il laico “cuius regio, eius natio”. Il criterio religioso di identità (ascritta) ha lasciato il passo a quello di nazionalità.

Identità territoriale: con la globalizzazione e la progressiva perdita di forza degli Stati nazionali il ruolo delle identità locali, territoriali può sopperire alla più generale crisi di identità (le attuali identità incerte e fluttuanti).

Identità locali, territoriali non certo come riscoperta (fittizia) di “radici” e originarie purezze destinate a sfociare in messe in scena folkloriche prive di spessore.


  • Identità territoriale assunta: da concepire come un processo culturale di ricostruzione
    • della propria storia (il territorio non come natura attribuita e determinante, ma come natura coltivata, antropizzata),
    • delle proprie reti e relazioni, in grado non solo di riconoscersi collettivamente ma anche capace di garantirsi un etero-riconoscimento orizzontale in reti corte, medie e lunghe. Riconoscimento orizzontale che oggi passa anche (e sempre più) attraverso il digitale,
    • di un proprio possibile futuro in grado di valorizzare territorio, cultura, capitale umano (le competenze) e sociale (le relazioni significative).
  • Narrazione: i mediatori, i segni distintivi dell’identità sociale originariamente passavano attraverso la corporeità (tatuaggi, ornamenti, vestiti, prossemica e gestualità), attraverso icone, simboli, linguaggio nonché attività lavorative ed artistiche. Nella attuale società mondializzata delle pluriappartenenze la narrazione assume un ruolo sempre più centrale nella costruzione e nel riconoscimento interno ed esterno delle identità.

L’identità come compito e come processo può così riflettersi nel percorso di una narrazione sempre ridefinibile ed incrementabile di nuovi capitoli.

Identità collettiva (in sintesi)

  •  È condivisione, riconoscimento, reciprocità, inclusione.
  •  È interconnessione, è sentimento di appartenenza, è coesione sociale.
  •  Necessita di segni, materiali e immateriali: si aggrappa a memorie, a luoghi, a simboli, a narrazioni.
  •  Ci permette di riconoscerci e di esser riconosciuti.
  •  Nasce dalla storia della comunità, è generata dal mosaico di esperienze che compone la sua cultura, che poi però deve saper ri-generare, fare evolvere, progredire.
  •  E, soprattutto, non è chiusura ma apertura; accoglie e si collega in prossimità e a distanza,  perché la sua funzione è accompagnare l’oggi al futuro, non ancorare al passato.

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L’identità collettiva di questi territori

appare però …

  • indebolita, allentata, sbiadita, evanescente (sebbene giacciano sotto la polvere connotati identitari importanti, originali, talvolta unici, ma spesso utilizzati confusivamente);
  • priva di riferimenti, di segni, di luoghi, di simboli sicuramente riconoscibili e riconosciuti;
  • immemore dei connotati identitari che il passato ha stratificato:
    • l’antica impronta lacustre mercantile e manifatturiera convivente con la civiltà contadina delle valli, entrambe sconvolte dalla precoce diffusione della produzione di fabbrica; la successiva onnivora industrializzazione con le sue profonde trasformazioni sociali; la drammatica fine di quel ciclo e la travagliata transizione post industriale;
    • ma anche sorda o immemore di altre impronte lasciate dal tempo (dall’armonia lago-monti lasciata dalle glaciazioni, all’essere stati per secoli porta d’acceso ai valichi alpini, al passaggio tra le due guerre del XX secolo, per dirne solo qualcuna), o delle molte eccellenze che hanno in diversi momenti qualificato il territorio;
  • lacerata, perché la storia identitaria delle comunità si è sviluppata, più che per progressiva transizione e adattamento, in modo prevalentemente traumatico, per repentine e nette fratture:
    • in un breve arco di tempo un sistema, che appariva consolidato, collassava e l’emergere, più o meno travagliato, di un nuovo sistema spazzava la memoria del precedente (cosa rimane oggi a testimonianza di un secolo e mezzo di industrializzazione? del lungo rapporto sinergico tra sistema produttivo e sistema dell’istruzione? dell’un tempo dominante predominanza della connotazione lacustre?);
  • incerta dei propri ambiti, con margini indefiniti, di cui si è smarrita la percezione del perimetro:
    • talvolta tentata da estensioni territoriali che annacquano ulteriormente il sentimento comune a causa del prevalere dei fattori di disomogeneità su quelli di omogeneità, talvolta anacronisticamente compressa all’ombra di un campanile;
  • frammentata nelle molteplici micro aggregazioni di una società locale oggi caratterizzata da un’anonima terziarizzazione:
    • le comunità hanno perso l’omogeneità delle vecchie società industriali e oggi appaiono sempre più frammentate in un variegato arcipelago di interessi, bisogni ed aspirazioni difficili da ricondurre ad un comune denominatore identitario; perciò maggiore è la sensibilità verso questioni e problemi di natura particolare o settoriale piuttosto che di interesse collettivo; la tutela e la rappresentanza di interessi e bisogni tanto frastagliati sono divenute più incerte, parziali e problematiche;
    • alle conseguenze negative si affianca probabilmente il risvolto positivo di una migliore permeabilità e di maggiore facilità di inclusione per i soggetti esterni;
    • la risultante complessiva è una sostanziale debolezza della coesione sociale che colloca il territorio in una sorta di terra di mezzo: lontana dalle ricadute benefiche di un diffuso sentimento di appartenenza comunitaria che sa essere forza e stimolo all’apertura verso l’esterno e verso il futuro, ma anche estranea alle chiusure di un ossessivo ed involutivo radicamento identitario perennemente arroccato a difesa.

 

radici

Dubbi e interrogativi

 Perimetro. Quando parliamo del nostro (o dei nostri) territorio/i a cosa ci riferiamo? In altri termini qual è il perimetro che lo individua? Con cui ci identifichiamo e che permette una riconoscibilità dall’esterno?

Il VCO non è (non è stato) tale. E non è stato vissuto come tale. Una sommatoria non dà una unità. Il confine istituzionale non corrisponde né alle caratteristiche morfologiche del territorio né alla sua storia e cultura. Non è un caso ad es. che ASL del VCO (84 comuni) e Provincia (77 comuni) non coincidano.

Non c’è un nome (a differenza ad es. da Valdostani, Bergamaschi ecc.) che ci identifichi come abitanti di questa provincia. Se non c’è il nome, evidentemente non c’è la cosa!

Identificativi geografici e culturali. Uscendo dai perimetri istituzionali provinciali (e nazionali) qual è l’area geografica di riferimento? Quella che si innesta sulle Alpi Lepotine? Sul bacino idrografico del Lago Maggiore? Quella della Regio Insubrica che, con l’allargamento alle province di Novara e Lecco, comprende aree ben diverse per territorio e storia (la pianura novarese, la Brianza)? Oppure una identità alpina che ci accomuna lungo tutto l’arco per le caratteristiche della antropizzazione dei territori montani e delle relative città pedemontane?

Identificativi storici: in modo analogo (diversamente da molte altre realtà territoriali del nostro paese) è difficile individuare un periodo storico che abbia segnato in modo prevalente questo territorio. Dalle glaciazioni, agli insediamenti pre-romani, dal medioevo alla industrializzazione ed alla de-industrializzazione, tutte le epoche hanno lasciato segni significativi, ma nessuno di questi pare prevalente e caratterizzante.

Relazioni e reti: territorio di confine con due cantoni elvetici ma con relazioni e reti oltre confine oggi non particolarmente significative; analogamente per i contatti con la sponda lombarda. La storia delle comunicazioni di questi territori (acqua, rotaia, strada) è significativa: hanno teso e tendono a proiettarci al di fuori della regione di appartenenza (milanese, varesotto, cantoni svizzeri), ma più che un allargamento delle relazioni sembra aver dominato (soprattutto più recentemente) l’isolamento.

Suggestioni

Probabilmente l’elemento più caratterizzare di questo (o questi) territorio/i è la pluralità. Non un singolo carattere distintivo, ma ricchezza e varietà. Sia di ambienti dove natura e cultura hanno costantemente interagito, sia di segni depositati dalla storia.

 Paesaggio come unità armonica di questa varietà.

Caratteristica evidenziata e valorizzata dal progetto “Un paesaggio a colori”: i molteplici colori di acqua, fiori, pietra, arte e fede, montagne.

Paesaggio colori

Un paesaggio a colori” è un progetto per la valorizzazione integrata del patrimonio culturale del Verbano Cusio Ossola realizzato nel 2012 e che è stato promosso e finanziato da Fondazione Cariplo, Provincia del Verbano Cusio Ossola, Camera di Commercio del Verbano Cusio Ossola, Distretto Turistico dei Laghi, Monti e Valli con il coordinamento di LEL – Laboratorio di Economia Locale, Università Cattolica del Sacro Cuore e Facoltà di Economia dell’Università di Piacenza. (http://images.vb.camcom.it/f/Varie/55/5528_CCIAAVB_13122012.pdf)


Qualsiasi progetto culturale per il nostro territorio non può forse che partire da lì. Riprendere la sua ricchezza di analisi e di proposta e superare l’impasse che si è verificato con l’uscita di scena dell’ente Provincia e il conseguente amaro “sapore” di un progetto interrotto.

Associazioni e soggetti del territorio che si rapportino ad una nuova fase (di quel progetto e di un altro che ne sia in qualche modo l’erede) non per chiedersi cosa “portare a casa” ma come contribuire con le proprie esperienze e competenze ad un progetto culturale comune.

 Il punto di partenza potrebbe essere quello di rileggere i diversi paesaggi allora analizzati (acqua, fiori, pietra, arte e fede, montagne) non come tipologie sincroniche, ma dentro una narrazione diacronica.

La dimensione storica non sarebbe più una delle tipologie, “uno dei paesaggi” (Storie, leggende e tradizioni) ma discorso su e connessione fra i diversi paesaggi.

La scelta, per non disperdersi fra mille rivoli locali e temporali, potrebbe scandirsi per precise sintetiche e significative fasi (geologiche, preistoriche e storiche) di medio e lungo periodo. Fasi che, per i periodi preistorici e storici, si identifichino per una precisa caratterizzazione culturale (attività produttive/lavorative, comunicazioni, luoghi e d edificazioni, attività e realizzazioni artistiche ecc.).

 La perimetrazione del territorio di riferimento, così come i suoi luoghi centrali, potrà variare da fase a fase. Ad esempio la cultura proto celtica dei Leponzi (sec. XI – VII a. C.) spazia dai Cantoni Vallese e Ticino alle attuali province del VCO, di Varese e in parte di Como. Ben diverse, per far solo degli esempi, la cultura Walser con insediamenti quasi solo in quota, o l’area della prima industrializzazione.

 Una prima fase del progetto potrebbe essere proprio quella della individuazione di queste fasi storiche culturali e per ognuna delle tracce e testimonianze più significative presenti sul territorio.

 Per ognuna di queste si potrà attivare un sottoprogetto che coinvolga enti, esperti e soprattutto scuole. Ogni singola scuola aderente al progetto potrebbe “adottare” un periodo storico culturale su cui lavorare nel medio periodo.

Storia

Se nella ricognizione che Agenda 20 20 ha effettuato, tramite interviste sul tema “Sport, Natura e Turismo” si era arrivati alla conclusione che la nostra specificità sportiva (e la corrispondente possibile offerta turistico-sportiva) non era individuabile in un singolo sport, ma proprio nella completezza dell’offerta integrata fra sport e natura (Dal ghiacciaio al subacqueo) pare lecito ipotizzare una futura offerta turistico culturale in grado di offrire percorsi e documentazioni significative di paesaggi (cultura & natura) per tutte le scansioni ed epoche del nostro passato lontano e recente.

La specificità (da ricostruire e riconoscere, valorizzare e progettare) della nostra identità territoriale potrebbe essere allora proprio questa:

Tutti i segni della storia dalle glaciazioni al postmoderno



 

Imm Cultura & identitàpdf  scaricabile  >>  Cultura e identità

 

 

 

 

Dai luoghi comuni ai luoghi creativi

TERRITORI E CULTURA – Villa Fedora. Baveno 28 novembre 2015

Report del gruppo di studio  “SPAZI e CULTURA”

In passato (come Agenda 2020) abbiamo cercato di trasmettere il concetto di vitalità dei luoghi, con questa formula:

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DAI LUOGHI COMUNI AI LUOGHI CREATIVI

Allora ci siamo domandati cosa significa rendere un luogo creativo. E’ possibile rendere un luogo/i creativo/i? E qual è lo scopo di rendere un luogo creativo? Un luogo creativo può diventare motore della cultura di un territorio?

 

 

Che cos’è un luogo?

Gli spazi della nostra vita quotidiana in genere sono luoghi, usiamo dire spesso i luoghi dell’abitare, oppure i luoghi d’incontro o i luoghi della sofferenza, luoghi della natura e luoghi della cultura (riferendoci all’ambiente naturale e all’ambiente artificiale).

Abitare in un luogo possiede una larga valenza. Noi abitiamo quando ci identifichiamo con un luogo quando riusciamo ad orientarci in questo luogo ne riconosciamo l’essenza ovvero quando riusciamo a sperimentare il significato di un ambiente. Identificarsi, significa soprattutto diventare “amici” di un ambiente dato.

“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”, scriveva Pavese.

Nel Nord Europa, si diventa “amici” della nebbia, del ghiaccio e dei venti freddi, si impara a conoscerli sin dall’infanzia.

Gli alpigiani di Val Grande dovettero imparare presto a diventare amici del bosco,della fatica dovuta alla verticalità dello spazio ed alla asperità dei differenti luoghi. In questo senso gli spazi della vita quotidiana sono luoghi a tutti gli effetti.

Un termine concreto per definire l’ambiente è luogo. Di fatto si usa dire che gli atti e gli eventi hanno luogo.

Allora cosa intendiamo effettivamente con il termine luogo? E’ ovviamente qualcosa di più di una semplice localizzazione è, un ambiente composto da cose concrete e non, composto da materia, forma, colore ma anche di “atmosfera/e” è un ambiente dove riconosciamo un dentro e un fuori (in alcuni centri abitati delle nostre Valli Intrasche, troviamo ancora i toponimi che identificano i differenti luoghi dell’abitare, a Miazzina vi è ad esempio il log dent e il log la).

Il luogo è soprattutto uno spazio vissuto ricco di relazioni con un suo specifico carattere (a luoghi simili possono corrispondere caratteri differenti) e quindi atmosfere particolari.

E il carattere di un luogo non solo ne denota l’atmosfera ma anche la forma concreta degli elementi che lo compongono (il quartiere popolare piuttosto che la City). Esso ha anche una funzione temporale: si modifica con le stagioni, con il tempo che passa, acquisisce nuovi valori, può diventare luogo della memoria, del ricordo, può mutare aspetto e funzione.

Scrive Erminio Ferrari, riferendosi alla Val Grande:

“Cos’è mai l’emozione che dà ogni passo in questa valle? È cambiata negli anni, ma ne resta la trama di fili, senza un capo che si veda.”

 

Cultura e luogo

L’agricoltura, per secoli e ancora oggi -quando non è intesa come un puro e semplice sfruttamento- rappresenta per l’uomo, il concetto di fertilità del suolo. Con essa, il paesaggio culturale diventa il fenomeno emblematico dell’addomesticamento delle forme e forze della natura da parte dell’uomo.

Nel paesaggio culturale, l’uomo costruisce la terra, ne riordina i percorsi, i limiti, mette in risalto l’organizzazione spaziale, rifonda i caratteri naturali propri dei luoghi interessati dalla vita quotidiana, dal tempo e dal movimento.

Sentieri e percorsi sono archetipi del movimento, della direzione e del ritmo (spesso diciamo al passo lento del montanaro oppure veloce come un treno). Nei percorsi si concretizza fisicamente la dimensione del tempo, tant’è che oggi misuriamo il tempo pensando ai voli aerei o addirittura al tempo reale dei bit di trasmissione.

L’uomo è cosa tra le cose, vive tra monti, fiumi, boschi, campi e in questo mondo costruisce, crea, inventa. Grazie alla cultura l’uomo pianta le sue radici nella realtà delle cose. Diventa cercatore di luoghi e creatore di luoghi. Si identifica con essi attraverso l’esperienza e se ne sente parte.

 

La perdita dei luoghi e il loro rifondarsi

Gran parte dei luoghi che caratterizzano il nostro territorio hanno subito profondi mutamenti con l’industrializzazione ed in seguito anche con la sua crisi; è con la cultura romantica ed i turismo (il villeggiare in villa) che ha preso forma il nuovo paesaggio del lago sin dalla seconda metà dell’Ottocento.

San Remigio

Dal punto di vista dell’eloquenza dell’assetto morfologico e paesaggistico possiamo affermare che il binomio villa-giardino, come unità elementare di percezione, nella quale i singoli elementi assumono funzionalità e significato in quanto parti di un insieme ambientale più ampio, è l’elemento che meglio di altri esprime la mappa mentale del lago, il genius loci del Verbano, dunque del luogo come percepito anche dall’esterno, ma anche del suo essere produttore di valore aggiunto territoriale.

Ma vale la pena ricordare che soprattutto l’entroterra verbanese e le valli più povere del territorio del Verbano Cusio Ossola portano i segni della trasformazione, dell’irrimediabile alterazione, quando non la scomparsa delle qualità tradizionali che ne avevano caratterizzato l’insediamento umano.

Oggi le grandiose opere collettive e comunitarie che caratterizzavano e strutturavano i luoghi della già fragile agricoltura alpina, i terrazzamenti, le risorgive, i percorsi della transumanza e dell’inalpamento sono fagocitate dalla natura che riprende a buon diritto i suoi spazi.

Le linee di declivo dei terreni lavorati, un tempo spezzate da muri di sostegno in pietra a secco, oggi sono ormai una linea continua dove la natura ha depositato il “velo del tempo”.

Il tessuto culturale delle corti maggengali e degli alpeggi ha perso i suoi nodi, i suoi domini e percorsi, si è squarciato ne ha perso i caratteri identitari e non è più riconoscibile come una totalità. L’insediamento quale luogo entro la natura non esiste più.

Ancor di più l’oggi sembra essere caratterizzato dalla fluidità delle cose e quindi del carattere dei luoghi.

Questo fenomeno lo si vive soprattutto attraverso gli oggetti della rappresentazione. La pittura e la scultura tradizionale hanno lasciato il posto alle più rapide installazioni e ai video.

Le rappresentazioni teatrali, vengono realizzate in luoghi inusuali rispetto al passato e i manufatti dell’archeologia industriale diventano quinte teatrali, le case private luoghi di lettura. Grandi pannelli multimediali, dove suono, colore, immagine, musica e profumi accarezzano i nostri sensi lungo strade urbane appositamente allestite.

Le avanguardie non sono più selettive, si diffondono, sperimentano, creano in una forma d’instabilità permanente.

Anche gli oggetti d’uso diventano sempre più plurifunzionali (l’automobile sta per diventare un robot autosufficiente, il telefono è tutto fuorché telefono).

E tutto ciò non può non avere influenza sui luoghi, non può non caratterizzare i luoghi della vita quotidiana.

 Ma tutto ciò porta con sé anche degli aspetti positivi?

Nel senso di un dinamismo diverso e creativo dell’attività umana e soprattutto consapevole ed ecologica, cosciente che uomo e natura possono e devono vivere in simbiosi in un territorio dove sviluppo e sostenibilità viaggiano sullo stesso piano per ciò che riguarda le scelte collettive.

Pensiamo di sì se, come detto sopra, spazio e tempo sono coordinate ineludibili dell’esperienza che caratterizzano un luogo quindi anche dell’agire, del pensare e del creare di un individuo o di un gruppo di individui.

Il luogo lo ribadiamo non è solo uno spazio fisico, ma è anche spazio d’interazione sociale, di sentimento (memoria/e) e di significato/i.

Sono in pratica le persone a fare i luoghi, esse ne costruiscono il significato, ed anche i conflitti sull’uso materiale.

In questa accezione, il luogo o meglio sarebbe dire i luoghi, diventano lo strumento per una realtà d’incontri, l’ubicazione delle reti di relazione, spazio di movimento e di influenze.

Questo aspetto, mi pare ci debba far riflettere anche sulla questione delle copresenze e ripensare quindi al concetto di luogo capace di costruire nuove geografie della solidarietà e dell’ospitalità, ma anche nuove geografie del lavoro piuttosto che dell’esclusione.

 

Ripartire dai luoghi

Siamo un territorio in cerca di rappresentanza, abitiamo il locale ma facciamo fatica a pensare ed agire nel globale.

Ci interroga Aldo Bonomi per bocca di Heidegger: il territorio prima lo si abita e poi lo si pensa, oppure prima lo si pensa e poi lo si abita?

Come dunque pensare il territorio oltre l’abitare, in relazione ed aggancio a delle geografie globali? Il nostro percorso di lavoro quindi si fonda anche su queste questioni e i luoghi comuni diventano creativi, assumono una nuova vitalità in funzione dello sguardo che poniamo su di essi.

Terrazzamenti

 

Terrazzamenti 3

Allora gli antichi terrazzamenti diventano luoghi dove reinventare forme anche modeste di agricoltura e non più luoghi dell’abbandono, diventano spazi dove grazie alle nuove conoscenze ed a una culturalizzazione diffusa è possibile coltivare lo Zafferano (un esempio giovane lo abbiamo a Cavandone) come sulle alte colline di Briga. Non che non ci si renda conto che sono azioni umane molto sperimentali ma pensiamo che valga la pena tentare. E la misura ci pare ampiamente ecologica, nel senso di un recupero della memoria di un luogo, nel senso di uno sguardo al governo di un territorio e infine nel senso di uno sviluppo sostenibile.

Così anche l’esperienza dell’Associazione Canova, nelle valli ossolane, che pone il proprio sguardo agli stessi manufatti con l’occhio attento dell’inclusione, dell’accoglienza. Recuperando muri a secco condividendo il lavoro con gruppi di cittadini extracomunitari. Anche in questo caso il valore dell’operazione si raddoppia e si aggiunge una dimensione etica e profondamente umana.

 Il tessuto urbano può trasformarsi in un araba fenice se nella pianificazione che riguarda la città ma anche il territorio poniamo attenzione alle nuove start up che si riappropriano di spazi dismessi trasformando i rioni e le botteghe nei luoghi della nuova sperimentazione. Botteghe creative dove sperimentare nuovi percorsi di produttività e ricerca identificandosi quanto più possibile con i caratteri del luogo.

 I luoghi della formazione, grazie anche al nuovo spirito delle nuove avanguardie (come si diceva poc’anzi), non sono più soltanto i musei le biblioteche le scuole, il cui valore di diffusione è ugualmente e sempre riconosciuto ma ogni luogo diventa “cassa armonica” della cultura scientifica e umanistica e tecnica un po’ sulla scia dell‘associazione LetterAltura che diffonde letture, dibattiti, dialoghi con gli autori o i ricercatori utilizzando di volta in volta spazi urbani inconsueti o luoghi del territorio altrettanto e forse ancor più interessanti dei luoghi tradizionali.

 Sempre su questa scia interessante è l’uso di un luogo apparentemente ostile e difficile come quello di una cava di granito. Operazione che compie Tones on the Stones usando intelligentemente come quinta teatrale un luogo del lavoro tipico di un territorio che attraverso le fessure della pietra granitica è in grado di trasmettere le emozioni che vanno ben al di la della rappresentazione stessa e ne lasciano il segno.

 

Il festival e/o la rassegna culturale come occasione di scoperta e comprensione dei propri luoghi è anche l’esito di Editoria e Giardini che da anni accompagna la comunità locale ed i visitatori alla scoperta non solo di ville e giardini, ma anche del significato identitario e finanche connubio produttivo di quell’esito paesaggistico riconosciuto internazionalmente.

 Che dire dei luoghi virtuali e diffusi, si è necessario porre l’accento anche su questa questione perché soprattutto oggi, in virtù delle nuove tecnologie viviamo parte della nostra vita in luoghi meno fisici. Dialoghiamo, facciamo nuove conoscenze, apprendiamo, votiamo delle preferenze politiche e decidiamo del nostro e di altri futuri, attraverso i nuovi media facciamo un’esperienza virtuale ma allo stesso tempo concreta (è un ossimoro mi rendo conto).

luoghi virtuali

L’occasione in questo senso ce la offre l’Associazione Musei dell’Ossola che attraverso i moderni strumenti di comunicazione riesce a fare ampiamente rete, non solo sul territorio ma in un ambito di area vasta, dei musei dell’Ossola, dal più grande al più piccolo, da quello etnografico a quello di arti visive, da quello della memoria a quello contemporaneo. Anche questi luoghi diventano occasione di sviluppo consapevole. Luoghi e mondi dove ancora molto è da sperimentare. Ma è grazie a questi strumenti (se ben guidati) che la conoscenza si diffonde e moltiplica. Credo che l’importante sia usare anche questi strumenti in modo consapevole.

 Un ultimo spunto (non che l’argomento si esaurisce con esso) ce lo offrono i luoghi della memoria, di cui il nostro territorio è particolarmente ricco – a partire dal “muro” di Fondotoce e dalla Casa della Resistenza – e in grado di fondere emozionalità e conoscenza.. Si, perché come già detto il luogo porta in sé, non solo la cultura materiale ma anche la cultura immateriale fatta di memorie che una volta raccolte ne tracciano il solco indelebile e valorizzano il senso dell’oggi ed anche l’identità. Ci fanno riconoscere il valore etico dell’esistere e del resistere. Ci pongono di fronte alla storia, sia pure solo di un luogo, e ci chiedono di progettare il futuro, non solo il nostro futuro ma quello più generale dell’umanità. A ben pensarci non è poco.

Dalle possibili visioni e riconoscibilità di valore dei luoghi, esogene, nascono le opportuni­tà di rilettura e collocazione smart (land) degli stessi luoghi (città inclusive, sostenibili e partecipate. E perché no? Anche i territori).

Luoghi identitari, avendo questi la massima possibilità di espressione, insieme ad altri mi­crocosmi alpini, in un ambito geografico, la bioregione alpina: non più periferica o margi­nale, bensì strategica nell’azione europea con la Macro regione alpina.

Luoghi della qualità della vita urbana, come è per Verbania ed una pluralità di città alpine (Trento, Belluno, Sondrio, Bolzano) nella classifica di Il Sole 24 ore/Legambiente, città con le quali costruire relazioni e politiche di condivisione su cittadinanza attiva, mobilità, saperi, identità, energia entro una piattaforma alpina trasversale (smart land appunto).

Luoghi della geodiversità, come è riconosciuto dal Global Geopark Network dell’UNE­SCO, rete nella quale tra i 120 geoparchi del mondo è anche il Sesia Val Grande Geopark.

Luoghi della Riserva mondiale biosfera, come è nel processo avviato di ampliamen­to dell’area MAB-Unesco della valle del Ticino all’intero lago Maggiore e al parco nazionale Val Grande.

Luoghi dunque che anche attraverso le loro identità globali, e le loro reti lunghe sottese, possono aumentare competitività ed attrattività del territorio.

Da questi spunti nasce un piccolo Focus incentrato nel tessuto urbano di Verbania, una modesta ipotesi, forse un’utopia (ma la storia dell’urbanistica è ricca di esempi che dall’utopia hanno sviluppato luoghi e forme concrete dalle Città giardino alle unità di abitazione).

Villa Majoni

Il lungolago diventa Parco urbano estendendosi fino ai limiti dell’abitato e diffondendosi all’interno del tessuto per coinvolgere e condividere gli spazi e i luoghi della vita culturale, economica, dando senso ai non luoghi, rispettandone i caratteri individuali di altri.

Immaginandolo come nuovo centro della vita collettiva capace di diffondere vitalità e creatività, di far risaltare eccellenze che ad oggi restano invisibili.

Dario Martinelli , Renata Moltalto, Maria Pia Zocchi

Paolo Lampugnani, Paola Bagnati, Tullio Bagnati


Lungolago

pdf  scaricabile  >>   Lungolago: un progetto

 

Eredità geologica e cambiamenti climatici

TERRITORI E CULTURA – Villa Fedora. Baveno 28 novembre 2015

Abstract dell’intervento.

Erasmus

“Geoheritage and climate change opening the secrets of home”

“L’eredità geologica e i cambiamenti climatici svelano i segreti della nostra terra.”

 Docenti responsabili: Patrizia Balzarini, Giuseppina Antoniotti, Carlo Ramoni

·        Vaalan kunnan sivistyspalvelut ·        FI
·        UNIVERSITA DEGLI STUDI DI TORINO ·        IT
·        I.I.S. LORENZO COBIANCHI ·        IT
·        Humanpolis Oy ·        FI
·        PROVINCIA DEL VERBANO-CUSIO-OSSOLA ·        IT
·        Vaalan lukio ·        FI

Geoparchi Unesco

Il progetto prevede uno studio scientifico volto alla conoscenza del territorio, alla biodiversità e alla ricerca di indicatori del cambiamento climatico in atto. In particolare si lavorerà all’interno dei Geoparchi (Rokua e Sesia-Valgrande), svolgendo attività didattiche sul territorio, rilievi ambientali e geologici. Il lavoro verrà svolto dall’IIS COBIANCHI di Verbania e dal LICEO di Vaala, in collaborazione con professionalità di diverso livello e nazionalità quali: ricercatori e docenti universitari delle Università di Torino e Oulu.

In tre anni sono stabiliti scambi di brevi periodi di sette giorni per gruppi di ragazzi (16 studenti di Vaala, 22 studenti di Verbania, 4 insegnanti ed esperti) ogni anno.

I partecipanti allo scambio sono studenti ed insegnanti del progetto scolastico ed esperti delle associazioni partecipanti (Geoparco di Rokua, Geoparco Sesia-Val Grande e Università di Torino).

Nella settimana dal 1 al 7 novembre 2015 gli studenti della classe 4 CB Ambientale del Cobianchi hanno dato il via al Progetto, recandosi a Vaala, in Finlandia, con i loro docenti Patrizia Balzarini, Carlo Ramoni e Giuseppina Antoniotti e con il Prof. Marco Giardino, docente dell’Università di Torino.

Studenti e insegnanti hanno lavorato sul campo, esaminando diversi indicatori di cambiamento climatico sia di tipo biologico che geologico e antropologico. Hanno effettuato carotaggi nel terreno e sugli alberi, hanno campionato e classificato rocce di diversi periodi geologici e osservato forme del paesaggio conseguenti al modellamento glaciale; hanno esaminato lo sviluppo di muschi e licheni e la velocità di maturazione di suoli quali quelli podzolici e di torbiera, collegandoli alle particolari condizioni climatiche del nord della Finlandia.

L’attività di studio è stata naturalmente unita a momenti conviviali e di conoscenza di una cultura e di modi di vita differenti.

Nel mese di aprile 2016 gli studenti Finlandesi verranno nel nostro territorio per continuare l’attività di ricerca, ospitati dagli amici italiani.

Lo scopo del progetto è quello di aumentare la conoscenza degli studenti e la comprensione dello sviluppo sostenibile tramite lo studio e la ricerca sul cambiamento climatico, in un contesto internazionale e in uno speciale contesto, come è quello offerto dai geoparchi.

Il cambiamento climatico è un fenomeno difficile da capire per gli studenti, perfino se questo ha effetti sulla loro vita di ogni giorno. Scambi transnazionali e visite in ambienti geomorfologicamente e culturalmente differenti, approfondiscono la comprensione fondamentale del cambiamento climatico sia sulla prospettiva locale che globale. Gli scambi internazionali permettono anche di raccogliere dati scientificamente rilevanti e implementano e migliorano i metodi di conoscenza e ricerca.

Il Geoparco di Rokua e il Geoparco Sesia Val Grande offrono due ambienti differenti ma, dal punto di vista pedagogico, eccezionali per lo studio e l’esplorazione dei cambiamenti climatici. Il vantaggio di queste due aree sono le caratteristiche geologiche uniche e il patrimonio culturale, che creano un laboratorio naturale, grazie al quale si può studiare il cambiamento climatico a lungo e breve termine e, inoltre, discuterne gli effetti sulla natura e sulla cultura.

Lo scambio internazionale con l’ospitalità degli alunni in famiglia e il supporto delle tecnologie moderne aiuta e rafforza l’apprendimento della lingua e le competenze sociali.

Conoscere meglio le altre culture aiuta anche a capire meglio se stessi, che è uno dei fattori chiave per uno sviluppo socialmente sostenibile.

 

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Formazione e sviluppo

TERRITORI E CULTURA – Villa Fedora. Baveno 28 novembre 2015

Report del gruppo di studio

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A B S T R A C T

Comunicare è: un “(…) processo finalizzato alla messa in comune,tra due o più interlocutori, di esperienze, informazioni, pensieri, emozioni.”      (Silvio Morganti)

 

Il nostro territorio è costituito anche da eccellenze, da accrescere, incrementare e mantenere. Esse si potenziano attraverso la cultura, snodo osmotico capace di coniugare/rapportare tra loro realtà sociali ed imprenditoriali.

La cultura, da intendere in senso ampio come sistema sinergico, contenente saperi, tradizione, formazione, identità territoriali, diviene quindi la modalità con cui trasmettere, conservare, alimentare tali eccellenze.

Cultura e formazione trovano collocazione nell’ambito privilegiato della scuola e nella realizzazione di eventi.

La coniugazione tra formazione, eccellenze ed eventi crea conoscenza e riconoscimento del territorio, soprattutto attraverso il confronto mediante reti lunghe verso l’esterno e le innovazioni.

RISOLVERE RICONOSCERE ARRICCHIRSI = capacità di creare reti, confrontarsi con nuove idee.

IN-TERESSARSI PRENDERSI CURA CO-IN-VOLGERE = città, luogo, spazio dove intessere rapporti. Comunicare mettere in comune per conoscere il proprio territorio e farlo vivere.

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P A P E R

“La percezione non mi dà come verità una geometria, ma delle presenze”                                        (M. Merleau-Ponty)

PRESENZE. Nel nostro territorio, inteso nella sua accezione più vasta come identità, tradizione, cultura, economia/produttività, coesistono eccellenze -presenze tangibili- conosciute, da ri-conoscere e far conoscere, da incrementare, accrescere, rinnovare, mantenere, tutelare, conservare, qualificare.

Si può sicuramente affermare che esse costituiscano una realtà fondamentale nella caratterizzazione identitaria del territorio stesso, in quanto rappresentative di varie peculiarità e specificità, sia sul piano creativo/artistico, che su quello economico/produttivo/imprenditoriale.

Gli aspetti toccati sono in effetti multipli: parliamo di paesaggio, così come di ricchezze agroalimentari; di design e arte; di musica e artigianato; di turismo, fiori e giardini; per citarne alcuni.

 

“Io credo che una città si fondi sui rapporti umani, sui rapporti della gente che sta insieme; e questo, semmai, aumenterebbe proprio le cose che sono desiderabili in una città.”                          ( J. Hillman)

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PERCORSI. Il percorso utile e auspicabile per incrementare la conoscenza delle eccellenze sul territorio, ma anche al di fuori di esso (esportare) e per creare nuove sinergie (coniugare le presenze con idee importate e provenienti dall’esterno), è da cercare nella cultura, intesa come ampio bagaglio di informazioni e come momento di formazione.

Va sottolineata l’importanza strategica dell’atto formativo, in quanto modalità e strumento principale per divulgare la conoscenza delle eccellenze e di conseguenza anche dello stesso territorio. Ri-scoprire la formazione, implica costruire contenuti esportabili, mettere in luce la ricchezza esistente, raccontare e comunicare il proprio territorio valorizzandone le risorse; significa avere delle ricadute positive su turismo, impresa, artigianato, sviluppando indotto. L’obiettivo di strutturare professionalità si integra quindi con l’aspetto costruttivo e propositivo del mettere a conoscenza il cittadino e/o il visitatore di ciò che è presente o può svilupparsi sul territorio e far si che ci sia un ri-conoscimento e un ri-conoscersi.

“(…) la materia prima per costruire il futuro e dare alimento all’innovazione è l’intelligenza razionale, la creatività, la capacità di risolvere problemi, di acquisire nuove conoscenze e sviluppare nuove capacità: in altre parole è la qualità professionale a tutti i livelli. (…) la formazione professionale è (…) il luogo di elaborazione di una nuova enciclopedia del sapere, in grado di connettere il sapere e il saper fare…) 1

 

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“L’obiettivo principale dell’educazione nelle scuole dovrebbe essere quello di creare uomini e donne che siano capaci di fare cose nuove, non soltanto di ripetere semplicemente ciò che le altre generazioni hanno fatto.”     (Jean Piaget)

 

AMBITI. Questo approccio trova terreno fertile nell’ambito di per sé privilegiato della scuola. All’interno dell’ambito scolastico è possibile strutturare ponti relazionali, interdisciplinari, tra cultura, impresa/produttività, artigianato, innovazione e sviluppare rapporti tra le differenti realtà territoriali, attraverso ricerche, analisi, laboratori, progetti sinergici.

La scuola diventa il fulcro verso il quale dirigere nuove proposte, valori, competenze, scambi ed interazioni professionali.

Scambio culturale tra territorio e ambito scolastico diviene integrazione e unione. Ciò significa coinvolgere, interessare e sensibilizzare a possibili temi di lavoro enti, associazioni, direzioni didattiche, dirigenti scolastici e insegnanti di materie correlabili, operatori del settore, studenti e genitori, imprese; significa suscitare curiosità e potenziare la conoscenza stessa del territorio, realizzando laboratori che incentivino la creatività degli studenti e li rapportino praticamente con le realtà produttive/economiche. Costruire insieme, per esempio, un progetto pilota partendo da un microcosmo stabilito (workshop, progetto di un prodotto, progetto per migliorare gli spazi scolastici, progetto d’innovazione e scoperta tecnologica, iniziative per far conoscere musei, paesaggio, laboratori multimediali, ..etc.), può essere l’occasione per affrontare altre tematiche ed esportare nuove idee, costituendo macrocosmi correlati.

 

“Certo per muoversi nel mondo, per rispettarlo ed amarlo, per sentirci coinvolti interamente in esso, è necessario vedere la profondità delle cose, usufruire di uno sguardo stereoscopico.”     (A. Hofmann)

LUOGHI TEMPORANEI. Se l’ambito spaziale di studio/progettazione è la scuola, i luoghi e i tempi rappresentativi delle eccellenze si esprimono mediante gli eventi.

Caratterizzati da una temporaneità stabilita, definita e da spazi specifici, in grado di raccontare a loro volta il territorio (la scena nella scenografia), gli eventi possono contribuire alla testimonianza delle presenze. Mediante una gestione che deve essere di tipo imprenditoriale, perciò non soltanto di volontariato, essi aggiungono il valore basilare del confronto con l’esterno (reti lunghe), necessario per un rilancio realistico del territorio.

Vero è che nell’istante in cui si introducono nuove visioni, nuovi contributi e idee, coniugando cultura e sviluppo, con uno sguardo verso il fuori, senza la paura del confronto, ma con il desiderio anzi di scoprire possibilità altre, si compie il passo verso la crescita e verso la risoluzione.

L’innovazione assume aspetto di importazione ed esportazione; diventa tratto distintivo della nostra realtà territoriale da far conoscere e possibile contributo esterno da inserire nel nostro vissuto, per riqualificarci e aggiornarci.

Come direbbe Marc Augé “(…) il luogo antropologico, è simultaneamente principio di senso per coloro che l’abitano e principio di intellegibilità per colui che l’osserva” 2, dove per antropologico si intende un luogo storico, identitario, relazionale. Il luogo è fatto di persone, di comunicazione/relazione, in esso viene ri-conosciuta l’identità da tutelare, ma si può introdurre l’apporto della novità, che rinnova, accresce tali relazioni.

E’ fondamentale il confronto con l’esterno per coniugare cultura e sviluppo. Abbiamo la necessità, come per gli eventi, di coniugare anche le nostre eccellenze con le reti e le eccellenze esterne. Questo accade già in molti casi, basta a pensare alle aziende leader del casalingo come Alessi o al turismo con quasi l’80% delle presenze internazionali, un tasso che non ha pari neanche nelle aree più riconosciute come trainanti, come ad esempio Trento. Ma questa capacità va rafforzata in entrambi i casi, per eventi ed eccellenze.

La biunivocità di rapporti interno/esterno, inoltre, permette promozione e attrattiva turistica nel momento in cui si acquisiscono dall’esterno nuove presenze. Esse potrebbero far conoscere e far apprezzare ulteriormente il nostro territorio, la nostra cultura, esportandola altrove.

 

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“La cultura popolare è un continuo manifestarsi di fantasia, di creatività e di invenzione. I valori oggettivi di queste attività vengono accumulati in quello che si chiama tradizione, tecnica o artistica o come si vuole. E, di continuo, questi valori vengono verificati da altri atti di fantasia e di creatività, e quindi sostituiti quando si dimostrano superati. Così la tradizione è la somma in continua mutazione dei valori oggettivi utili alla gente. Ripetere pedestremente un valore, senza fantasia, vuol dire non continuare la tradizione ma fermarla, farla morire.                                                                La tradizione è la somma dei valori oggettivi della collettività e la collettività deve continuamente rinnovarsi se non vuol deperire.”           (B. Munari)

 

UNIONI E CONIUGAZIONI. Coniugare eccellenze e formazione, significa coordinare tra loro culture, attività e produzione, sia per alimentare ed accrescere la conoscenza dell’esistente, sia per rinnovare e aprire nuovi canali esperienziali/conoscitivi.

L’aspetto formativo contribuisce così da un lato a conservare il sapere consolidato e dall’altro a divulgarlo, diffonderlo, con ampie prospettive.

Coniugare pratica e teoria, con l’obiettivo di formare nuove figure professionali, che divengano testimonianze della ricchezza culturale e produttiva del nostro territorio e possano offrire, perché no, servizi e prodotti innovativi alle eccellenze produttive, è in sé un atto progettuale, come direbbe Munari un “modo” che comprende diversi aspetti di un problema, da quello psicologico, sociale, economico a quello puramente umano. Un metodo progettuale utile a cercare di risolvere problemi collettivi3.

Coniugare i contenuti delle proposte culturali di alto livello formulate dalle associazioni culturali con una gestione imprenditoriale, cioè professionale, imprenditiva, per assicurarne la sostenibilità e accrescerne ancora maggiormente il respiro. Coniugare cultura e sviluppo, non solo nel significativo di promuovere un’immagine positiva e attraente del territorio come già alcuni eventi fanno, ma nel più ampio significato di continuare a ricreare le risorse peculiari dell’area (le eccellenze) ed attrarre risorse dall’esterno.

Un esempio di coniugazione tra eccellenze e momento formativo, si è avuto con i laboratori musicali realizzati in passato dalle Settimane Musicali e oggi da Tones on the Stones, ad esempio con il “Premio Fedora”, Concorso internazionale di composizione per teatro musicale da camera e per danza, nato nel 2007. Le 5 prime esecuzioni mondiali sono state realizzate attraverso la modalità del laboratorio di formazione e delle rete lunga: il Premio Fedora è stato un vero e proprio centro di produzione musicale ed artistica e di ricerca multimediale che ha visto la collaborazione con artisti locali, università (Politecnico di Torino, Accademia NABA) ed istituzioni culturali italiane prestigiose come La Biennale di Venezia ed il Festival MITO oltre che a istituzioni ed organizzazione straniere.

Altro esempio e’ legato collaborazione con Clay Paky, del gruppo Osram: un marchio di riferimento a livello mondiale nel settore dei sistemi di illuminazione professionale – dal teatro alla moda. Il progetto vuole offrire opportunità formative a lighting designer selezionati da una giuria di esperti che dopo un periodo di formazione in Clay Paky si confrontano con la produzione di uno spettacolo all’interno di Tones on the Stones.

Un altro esempio è riconducibile al paesaggio, con il Museo del Paesaggio che, grazie a Paesaggio a Colori, ha proposto un progetto per la realizzazione di un’ “Alta Scuola sul Paesaggio” e sta realizzando un percorso di formazione sul paesaggio locale ampiamente inteso coniugando paesaggio, formazione e turismo.

Altri percorsi realizzati o realizzabili guardano al design, con il collegamento tra Forum di Omegna, laboratori artigianali e scuole o la montagna, con il collegamento tra i Parchi, i temi dell’agroalimentare e del benessere.

O con la scuola collegata all’impresa, ove il progetto/studio diventa prodotto ed evento.

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UNA PROPOSTA CONCRETA.

Uno concreto racconto e una proposta operativa di come può esistere il connubio tra spazioscuola, luogo-evento, conoscenza-eccellenze ed evento lo si ha con: “La Giornata del Territorio”. Un appuntamento che si svolge a cadenza annuale in contemporanea nelle scuole provinciali, a partire dagli istituti superiori. La Giornata del Territorio vede l’osmosi fra scuola e sistema culturale locale inteso in senso ampio (associazioni e istituzioni culturali, rappresentanti delle eccellenze produttive e non, professionisti..): l’appuntamento e’ l’occasione per focalizzare l’attenzione sul valore e l’importanza anche per lo sviluppo delle eccellenze dell’area, conoscerle, ri-conoscerle, condividere approfondimenti e percorsi tematici che i singoli istituti possono avere realizzato. Questa proposta operativa vuole essere una risposta alle necessità che emerge in vari tavoli e gruppi di lavoro, ad esempio in ambito turistico, di far conoscere all’interno ancora prima che all’esterno le eccellenze del sistema locale.

Il coinvolgimento e l’impegno dell’intero sistema provinciale può avere l’effetto di ridurre la distanza delle nuove generazioni dalle ricchezze culturali dell’area, rafforzarne la percezione ed il valore identitario e convogliare energie e progettualità della scuola e dei piu’ giovani nel percorso cultura-formazione-sviluppo.

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  1. Giancarlo Lombardi, relazione presentata al convegno Confindustria, Innovazione, Formazione, Sviluppo, Mantova, 1987, in AIF, “Progessione formazione”, Frano Angeli, 1993, Milano, pag. 42.
  2. In: M. Augè,“Non luoghi”, Elèuthera, 1993, Milano, pag. 51.
  3.  B. Munari, “Fantasia”, Ed. Laterza, Roma-Bari, 2002.

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Formazione e Sviluppo Immagine

pdf  scaricabile  >>   Presentazione Formazione Sviluppo

 

Convegno Territori e cultura (rassegna stampa)

 

ECOrisveglio del 25 novembre 2015

EcoRisveglio 2015 11 25 Convegno

ECOrisveglio del 9 dicembre 2015

EcoRisveglio 2015 12 09

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Azzurra TV tuttonotizie:

Baveno: ”territori e cultura”, convegno a Villa Fedora

Sabato 28 novembre, Villa Fedora di Baveno, ospiterà il convegno dal titolo ”Territori e cultura”. La vera cultura è metter radici e sradicarsi. Impiantar radici nella profondità della terra natale, nella sua eredità spirituale. Ma è anche sradicarsi cioè dischiudersi alla pioggia e al sole, alle feconde relazioni con le culture esterne.  – Léopold Sédar Senghor” Radicarsi e sradicarsi, riconoscersi nel proprio territorio per ritrovare una identità capace di guardare al proprio passato, leggendolo nei suoi segni presenti, e di arricchirsi di relazioni con altri territori per poter ri-immginare il proprio futuro. Coltivare e coltura, acculturare e cultura non casualmente hanno la stessa etimologia. Coltivare un territorio, metterlo a frutto, e non solo i frutti della terra; un territorio è certo roccia acqua e suolo, ma è soprattutto territorio di (patrimonio materiale e immateriale lasciatoci in eredità) e territorio per chi ci vive, ci vivrà, lo attraverserà, lo lascerà. Metterlo a frutto, valorizzarlo richiede fatica e intelligenza, capacità di individuare le culture più idonee. Il ritrovo è a Villa Fedora di Baveno per un confronto con alcune ricche esperienze di altre realtà e per ragionare su di un possibile progetto culturale condiviso in grado di valorizzare queste nostre terre fra rocce e laghi.

Organizzato da  Agenda 2020 in collaborazione con: Lago Maggiore LetterAltura, Asilo Bianco, Musei Ossola, Tones on the Stones, Centro Natale Menotti, Libera VCO, Lampi sul teatro, Verbania Musica, Scuola di musica Toscanini, Associazione Casa della Resistenza

____________   .    ____________
Parco Nazionale ValGrande:  >>> Eventi a appuntamenti

Vigezzo News:  >>>  Appuntamenti del parco

Ordine degli architetti :  >>> Iniziative esterne

Comunità Montana del Verbano:  >>> Eventi e manifestazioni

Il LagoMaggiore: >>> Convegno Territori e cultura

LetterAltura: >>> Territori e cultura

pan AB

Territori e cultura

Convegno

Territori e cultura

Identità   Spazi   Formazione e Sviluppo

 sabato 28 novembre h. 9 – 13

Baveno – Villa Fedora

La vera cultura è metter radici e sradicarsi. Impiantar radici nella profondità della terra natale, nella sua eredità spirituale. Ma è anche sradicarsi cioè dischiudersi alla pioggia e al sole, alle feconde relazioni con le culture esterne.  Léopold Sédar Senghor

Organizzato da Agenda 2020

in collaborazione con:

Lago Maggiore LetterAltura

Asilo Bianco

Associazione Musei Ossola

Tones on the Stones

Centro Natale Menotti

Libera VCO

Lampi sul teatro

Verbania Musica

Scuola di musica Toscanini

Associazione Casa della Resistenza

 

Radicarsi e sradicarsi, riconoscersi nel proprio territorio per ritrovare una identità capace di guardare al proprio passato, leggendolo nei suoi segni presenti, e di arricchirsi di relazioni con altri territori per poter ri-immginare il proprio futuro.

radici

Coltivare e coltura, acculturare e cultura non casualmente hanno la stessa etimologia. Coltivare un territorio, metterlo a frutto, e non solo i frutti della terra; un territorio è certo roccia acqua e suolo, ma è soprattutto territorio di (patrimonio materiale e immateriale lasciatoci in eredità) e territorio per chi ci vive, ci vivrà, lo attraverserà, lo lascerà. Metterlo a frutto, valorizzarlo richiede fatica e intelligenza, capacità di individuare le culture più idonee.

Ci ritroviamo alla Villa Fedora di Baveno per confrontarci con alcune ricche esperienze di altre realtà e per ragionare su di un possibile progetto culturale condiviso in grado di valorizzare queste nostre terre fra rocce e laghi.

Manifesto JPEG mail

PROGRAMMA

9.00 Accoglienza

9.30 Presentazione convegno: Gianmaria Ottolini (Agenda 20 20)

Paolo Rizzi (Laboratorio di Economia Locale UniCat Piacenza)

9.45 Matera, capitale europea della cultura 2019: Marta Ragozzino (Polo Museale della Basilicata)

10.10 Val Camonica, un distretto per la cultura: Sergio Cotti Piccinelli (Distretto Culturale Valle Camonica)

10.35 Cremona, artigianato,arte e cultura: Paolo Rizzi

10.50 An argument for diversityin abitable place Antye Graie (Hai Hart/Finlandia)

11.00 Break

11. 10 Report dei gruppi di studio:

Identità – Spazi – Formazione e sviluppo  … e il CEM

12.00 Contributi e dibattito

13.00 Conclusioni:

Paolo Rizzi,

Antonella Parigi, Assessore alla Cultura Regione Piemonte

13.15 Appuntamenti e chiusura

 

Al fine di velocizzare le procedure di accreditamento si consiglia la pre-iscrizione tramite mail, sms o telefonata alla segreteria organizzativa ( mail: agendavb2020@gmail.com  ; tel. 346 9780665 ).

Ai partecipanti verranno messi a disposizione gli elaborati dei gruppi di lavoro e pubblicazioni di Enti e Associazioni promotrici e patrocinanti.

Invito Immagine

Il problema c’è(m)

Contributo per l’incontro pubblico sul Centro Eventi Multifunzionale di Verbania

 

Premessa

Poco meno di un anno fa nell’indagine qualitativa da noi avviata (Agenda Cultura: Cultura e città mediale) dalle risposte degli intervistati (opinion leader del settore) emergeva rispetto al CEM una sostanziale non conoscenza e sospensione di giudizio da parte dei non verbanesi mentre “quelli verbanesi davano valutazioni tendenzialmente negative per l’opera in sé considerata faraonica per dimensioni e costi oltre che per la posizione segnalata come poco idonea”.

Sottotraccia, e talvolta in maniera esplicita, emergeva quello che potremmo definire:

Scenario 1

Una sorta di cattedrale nel deserto, dai tempi lunghi di costruzione, destinata a non essere completata e ad aggiungersi agli edifici nel tempo ridotti a rudere che sovrastano il nostro lago: dalla Colonia Motta alla Villa Poss passando per l’Eden.

I tempi rapidi di realizzazione dell’opera e il suo iniziare a configurarsi quale struttura complessiva non solo mette fuori campo quello scenario ma sta visivamente modificandone la percezione da parte dei verbanesi. Subentra allora in molti commenti quello che potremmo definire:

Scenario 2

L’opera viene completata ed inaugurata, all’inizio con un certo riscontro. Rapidamente però criticità e costi di gestione eccessivamente alti orientano verso il piccolo medio cabotaggio per ridurre spese e deficit. L’utilizzo è saltuario e nelle pause l’area tende a degradarsi (erbacce, siringhe e quant’altro).

Vari tentativi di gestione falliscono e l’Amministrazione si ritrova con un deficit incolmabile che la porta al fallimento.

L’immagine suggerita è quella dell’ancora troppo pesante che fa affondare la nave.

Scenari n, x … ?

Quali altri scenari possono aprirsi? Con l’incontro di questa sera l’Amministrazione comunale pone la città di fronte al quesito. Ci sembra un buon inizio.

Da problema a risorsa?

Perché diventi tale è necessario che l’intera comunità cittadina, in tutte le sue articolazioni, faccia propria la sfida sapendo che si tratta di una sfida decisamente impegnativa.

Ci pare archiviato il tempo del dibattito Teatro Si / Teatro No, CEM Si / CEM No e che sia invece il tempo di aprire un confronto di idee e proposte a tutto campo.

Agenda 20 20 da pochi giorni si è costituita in Associazione di Promozione Sociale allargando la propria area di coinvolgimento rispetto all’iniziale matrice verbanese. Quello che segue è il nostro contributo all’incontro di questa sera con l’augurio che il confronto prosegui e si allarghi.

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Cosa fare?

Qual è il senso di questa serata? Crediamo debba essere quello di avviare la costruzione di un progetto culturale attraverso il dialogo ed il confronto tra pensieri ed idee, un progetto culturale che non sia disgiunto da una riflessione sull’idea di città (e di territorio) e dall’elaborazione di un’idea di futuro della città.

Il modello di successo di piccole e medie città (Mantova, Trento, Rovereto, Matera, …) non è “l’evento” o una sommatoria di “eventi”, bensì il format di un progetto culturale che nasce dal territorio, dove la cultura si costruisce e si distribuisce in una rete che supera alcuni dualismi: centro/periferia, cultura alta/cultura popolare, piccolo/grande, mentalità aperta/mentalità chiusa, localismo/gigantismo, ecc.

Una rete sociale, e una rete di luoghi:

  • la rete formata dalla pluralità dell’associazionismo e di tutte le realtà culturali della città e del territorio, che nel confronto e nell’elaborazione delle proposte sia in grado di mobilitare e mettere in condivisione le proprie “reti corte” e “reti lunghe”;
  • la rete dei luoghi e quella delle architetture semantiche in una trama inedita che leghi il moderno del CEM con il genius loci del lago,

Il successo di una architettura, seppur bella e accattivante, oltre che dalla location, dipende da due condizioni: la sua metabolizzazione nell’intorno urbano con le sue funzioni, la sua riconoscibilità ed il suo appartenere alla comunità (il CEM quindi non separato da Villa San Remigio, Villa Taranto, villa Giulia, Museo del paesaggio, Casa Ceretti, Biblioteca, Casa del lago, Casa della Resistenza, … ma anche da Letteraltura, Editoria e Giardini, Paesaggio a colori … e dai necessari progetti che non possono viaggiare a compartimenti stagni).

Alla strategia del “fare insieme” serve una forte mobilitazione delle forze della cultura. È a tal fine necessario che l’Amministrazione comunale promuova e garantisca, con spazi e supporti logistico-organizzativi, una cultura della progettualità partecipata ed integrata alla vigilia del nuovo ciclo di programmazione europea, banco di prova per l’accesso a risorse con progetti specifici. Il sostegno economico-finanziario pubblico e privato sarà infatti indispensabile, non solo per manutenere la struttura, ma, cosa più importante, per assicurarne la qualità dell’offerta.

La via entro cui incanalare il percorso di valorizzazione del CEM crediamo sia quella di una forte integrazione che rispetti l’interdipendenza dei tre strumenti strategici che ne stanno alla base:

  • un solido e lungimirante progetto culturale che ne definisca l’identità,
  • un plausibile progetto gestionale che ne assicuri la sostenibilità,
  • un forte progetto urbanistico che lo connetta saldamente all’intorno, alla città e al territorio.

È certamente utile individuare una idea guida, un leit motiv, un brand che caratterizzi il progetto complessivo e che dia l’impronta e la riconoscibilità ad attività ed iniziative proiettandosi in un bacino di utenza ben più vasto di quello comunale e provinciale, a partire dalla sponda lombarda ed elvetica del lago. Questa idea guida potrebbe coincidere con quella che costituisce la risorsa capitale di questi territori, con quella sorta di denominatore comune che lega e connette potenziali e aspirazioni: il paesaggio, l’incontro dell’arte e della cultura con il paesaggio, il paesaggio che vive nell’arte e nella cultura.

È però necessario non adagiarsi su soluzioni parziali, minimali, di basso profilo, inchiodate al contingente, ma accettare la sfida di un progetto complessivo che sappia mirare alto e guardare lontano, il solo che può trasformare un azzardo, quale è oggi il CEM, in autentica risorsa per la città e il territorio.

 

Come fare?

Una giusta obiezione a questa proposta è che richiede tempi di realizzazione non certo brevi, mentre il CEM sarà pronto fra un anno.

È allora necessario avviare non uno ma due percorsi: uno di breve e l’altro di medio-lungo periodo. Entrambi devono essere avviati al più presto, ma procedere con obiettivi e tempi diversi.

Il primo ha l’obiettivo di predisporre il presidio della struttura dal giorno in cui entra in funzione, per scongiurare il rischio di degrado che rapidamente assale manufatti isolati e scarsamente utilizzati e per un primo avvio parziale delle attività. Il secondo ha come obiettivo la piena valorizzazione della risorsa. Ovviamente i due percorsi devono armonizzarsi.

Ciò può avvenire, innanzi tutto,

  1. con la costituzione, su iniziativa dell’amministrazione comunale, di un forum di coordinamento dei soggetti culturali del territorio, non per allestire una sommatoria di singole proposte, ma per produrre una convergenza su linee guida di progetto condivise, tenendo conto anche delle precedenti elaborazioni che il territorio ha prodotto;
  1. il passo immediatamente successivo dovrebbe essere la costituzione di un tavolo progettuale in cui siano presenti rappresentanti dell’amministrazione e del forum, integrati e supportati da sicure competenze professionali adeguate sia alla programmazione e all’avvio del percorso di breve periodo, che, soprattutto, alla formulazione dei tre progetti (culturale, gestionale, urbanistico) che convergono nel progetto complessivo ed alla loro implementazione.

Un limite deve essere superato. Questa struttura, che si proclama multifunzionale, in realtà multifunzionale non è o lo è assai debolmente: l’impianto progettuale e funzionale è essenzialmente quello del teatro-sala da concerto, ma considerato come tale appare irrealistico un piano gestionale sostenibile nel contesto territoriale in cui è collocato; come pure quell’impianto, anche per l’inadeguato supporto alberghiero, rende assai improbabile una funzionalità significativa di tipo congressuale.

Si rende perciò indispensabile ricavare dagli scarsi spazi di manovra disponibili elementi che permettano di forzare al massimo una reale praticabilità multifunzionale, come l’impiantistica, gli arredi e gli interventi strutturali leggeri.

Per questa ragione, ma anche per quella necessità di presidio permanente della struttura sopra ricordata, occorre che siano previsti ulteriori impieghi del CEM, che non si limitino all’offrirsi come sede di attività ed iniziative occasionali o estemporanee, superando la logica frammentata della successione di eventi.

Alcuni caratteri qualificanti e caratterizzanti questa multifunzionalità il CEM dovrà assumerli fin dal principio configurandosi come luogo in cui cultura e arte possano convivere quotidianamente.

Ciò è possibile solo se la struttura sarà “abitata” da coloro che cultura e arte producono e fruiscono, collocandovi stabilmente alcune delle associazioni e delle istituzioni culturali più significative ed attive del territorio ed allestendo spazi espositivi per la produzione artistica di eccellenza del territorio come, ad esempio, quella degli strumenti musicali (dai legni e gli ottoni di Quarna, agli organi del varesotto, alla liuteria del Verbano) ed anche favorendo una frequentazione più ampia facendone un luogo di multimedialità sperimentata e fruita ed area di libera connettività.

Ed infine …, sì, … forse questo luogo merita un nome più consono ed evocativo.

 

Verbania, 22 gennaio 2015

Agenda 20 20: statuto

Con la sottocrizione dell’atto costitutivo da parte dei soci fondatori sono iniziate oggi (14 gennaio 2015) le procedure di costituzione ufficiale della nostra associazione.

Di seguito il nostro Statuto.

ART. 1 – (Denominazione e sede)

  1. È costituita, nel rispetto del Codice Civil e, della Legge 383/2000 e della normativa in materia, l’associazione di promozione sociale denominata:

<< Agenda 20 20 >>

 con sede in via San Leonardo 25/b nel Comune di Verbania.

Il trasferimento della sede legale non comporta modifica statutaria, ma l’obbligo di comunicazione agli uffici competenti.

ART. 2 – (Finalità)

  1. L’associazione è apartitica, non ha scopo di lucro e svolge attività di promozione, utilità e solidarietà sociale .

2. Le finalità che si propone sono in particolare:

a) promuovere attività di studio e ricerca, di analisi socio-politico-economica per individuare nuove vocazioni territoriali, nuovi ambiti di lavoro e nuove professionalità che favoriscano lo sviluppo;

b) favorire nuove forme di occupazione, in particolari giovanili e per le fasce più colpite dalle trasformazioni del tessuto economico sociale;

c) elaborare linee di sviluppo di medio periodo (orizzonte 2020) dando priorità a progetti sostenibili e di valorizzazione delle risorse ambientali e culturali del territorio;

d) favorire la crescita di una comunità vitale in grado di aprirsi all’innovazione e di collegarsi a esperienze significative di altri territori.

ART. 3 – (Soci)

  1. Sono ammesse all’Associazione tutte le persone fisiche che ne condividono gli scopi e accettano il presente statuto.
  2. L’organo competente a deliberare sulle domande di ammissione è il Consiglio Direttivo.

Il richiedente, nella domanda di ammissione dovrà specificare le proprie complete generalità impegnandosi a versare la quota associativa.

  1. Ci sono 3 categorie di soci:

ordinari (versano la quota di iscrizione annualmente stabilita dall’Assemblea)

volontari (versano la quota di iscrizione annualmente stabilita dall’Assemblea e prestano la propria opera in modo personale e gratuito)

sostenitori (oltre la quota ordinaria, erogano contribuzioni volontarie straordinarie)

ART. 4 – (Diritti e doveri dei soci)

  1. I soci hanno diritto di eleggere gli organi sociali e di essere eletti negli stessi.
  2. Essi hanno diritto di essere informati sulle attività dell’associazione e di essere rimborsati per le spese effettivamente sostenute nello svolgimento dell’attività prestata.
  3. I soci devono versare nei termini la quota sociale e rispettare il presente statuto.
  4. Gli aderenti svolgeranno la propria attività nell’associazione prevalentemente in modo personale, volontario e gratuito, senza fini di lucro, anche indiretto, in ragione delle disponibilità personali.


ART. 5 – (Recesso ed esclusione del socio)

  1. Il socio può recedere dall’associazione mediante comunicazione scritta all’Assemblea al Consiglio direttivo.
  2. Il socio che contravviene ai doveri stabiliti dallo statuto può essere escluso dall’Associazione.
  3. L’esclusione è deliberata dall’Assemblea con voto segreto e dopo avere ascoltato le giustificazioni dell’interessato.

È comunque ammesso ricorso al giudice ordinario.

ART. 6 – (Organi sociali)

  1. Gli organi dell’associazione sono:

Assemblea dei soci, Consiglio direttivo, Presidente.

  1. Tutte le cariche sociali sono assunte a titolo gratuito.

ART. 7 – (Assemblea)

  1. L’Assemblea è l’organo sovrano dell’associazione ed è composta da tutti i soci.
  2. È convocata almeno una volta all’anno dal Presidente dell’associazione o da chi ne fa le veci mediante avviso scritto da inviare almeno 10 giorni prima di quello fissato per l’adunanza e contenente l’ordine del giorno dei lavori.
  3. L’Assemblea è inoltre convocata a richiesta di almeno un decimo dei soci o quando il Consiglio direttivo lo ritiene necessario.
  4. L’Assemblea può essere ordinaria o straordinaria. È straordinaria quella convocata per la modifica dello statuto e lo scioglimento dell’associazione. È ordinaria in tutti gli altri casi.

ART. 8 – (Compiti dell’Assemblea)

  1. L’assemblea deve: approvare il rendiconto consuntivo e preventivo; fissare l’importo della quota sociale annuale; determinare le linee generali programmatiche dell’attività dell’associazione; deliberare in via definitiva sulle domande di nuove adesioni e sulla esclusione dei soci; eleggere il Presidente e il Consiglio Direttivo; deliberare su quant’altro demandatole per legge o per statuto, o sottoposto al suo esame dal Consiglio direttivo.

ART. 9 – (Validità Assemblee)

  1. L’assemblea ordinaria è regolarmente costituita in prima convocazione se è presente la maggioranza degli iscritti aventi diritto di voto; in seconda convocazione, da tenersi anche nello stesso giorno, qualunque sia il numero dei presenti, in proprio o in delega.
  2. Non è ammessa più di una delega per ciascun aderente.
  3. Le deliberazioni dell’assemblea ordinaria vengono prese a maggioranza, dei presenti e rappresentati per delega, e sono espresse con voto palese.
  4. L’assemblea straordinaria approva eventuali modifiche allo statuto con la presenza della metà più uno dei soci e con decisione deliberata a maggioranza dei presenti; scioglie l’associazione e ne devolve il patrimonio col voto favorevole di ¾ dei soci.

ART. 10 – (Verbalizzazione)

  1. Le discussioni e le deliberazioni dell’assemblea sono riassunte in un verbale redatto da un componente dell’assemblea appositamente nominato e sottoscritto dal presidente.
  2. Ogni socio ha diritto di consultare il verbale e di trarne copia.

ART. 11 – (Consiglio direttivo)

  1. Il consiglio direttivo è composto da cinque membri eletti dall’assemblea tra i propri componenti.
  2. Il consiglio direttivo è convocato dal Presidente – che ne fa parte – , da suo delegato o dalla maggioranza dei suoi componenti.
  3. Il consiglio direttivo è validamente costituito quando è presente la maggioranza dei componenti e delibera a maggioranza dei presenti. In caso di parità prevale la posizione del Presidente.
  4. Il Consiglio direttivo compie tutti gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione non espressamente demandati all’Assemblea; redige e presenta all’assemblea il rapporto annuale sull’attività dell’associazione, il rendiconto consuntivo e preventivo.
  5. Il consiglio direttivo dura in carica per due anni e i suoi componenti possono essere rieletti.

ART. 12 – (Presidente)

  1. Il Presidente ha la legale rappresentanza dell’associazione, presiede l’assemblea; convoca – anche tramite componente del direttivo da lui delegato – l’assemblea dei soci sia in caso di convocazioni ordinarie che straordinarie. Il Presidente viene eletto dall’Assemblea contestualmente ai cinque componenti del Consiglio direttivo, dura in carica per due anni e può essere rieletto.

ART. 13 – (Risorse economiche)

  1. Le risorse economiche dell’associazione sono costituite da:

quote e contributi degli associati; eredità, donazioni e legati; contributi dello Stato, delle regioni, di enti locali, di enti o di istituzioni pubblici, anche finalizzati al sostegno di specifici e documentati programmi realizzati nell’ambito dei fini statutari; contributi dell’Unione europea e di organismi internazionali; entrate derivanti da prestazioni di servizi convenzionati; erogazioni liberali degli associati e dei terzi; entrate derivanti da iniziative promozionali finalizzate al proprio finanziamento, quali feste e sottoscrizioni anche a premi; altre entrate compatibili con le finalità sociali dell’associazionismo di promozione sociale.

  1. I proventi delle attività non possono, in nessun caso, essere divisi tra gli associati, anche in forma indiretta.
  2. L’associazione ha il divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili e avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell’associazione.
  3. L’associazione ha l’obbligo di impiegare gli utili o gli avanzi di gestione per la realizzazione delle attività istituzionali e di quelle ad esse direttamente connesse.

ART. 14 – (Rendiconto economico-finanziario)

  1. Il rendiconto economico-finanziario dell’associazione è annuale e decorre dal primo gennaio di ogni anno. Il conto consuntivo contiene tutte le entrate e le spese sostenute relative all’anno trascorso. Il conto preventivo contiene le previsioni di spesa e di entrata per l’esercizio annuale successivo.
  2. Il rendiconto economico-finanziario è predisposto dal Consiglio direttivo e approvato dall’assemblea generale ordinaria con le maggioranze previste dal presente statuto, depositato presso la sede dell’associazione almeno 20 gg. prima dell’assemblea e può essere consultato da ogni associato.
  3. Il conto consuntivo deve essere approvato entro il 30 aprile dell’anno successivo alla chiusura dell’esercizio sociale.

ART. 15 – (Scioglimento e devoluzione del patrimonio)

  1. L’eventuale scioglimento dell’Associazione sarà deciso soltanto dall’assemblea con le modalità di cui all’art. 9.
  2. In tal caso l’associazione devolverà il patrimonio dell’organizzazione ad altre associazioni, ONLUS o organizzazioni a fini di pubblica utilità, salvo diversa destinazione imposta dalla legge.

ART. 16 – (Disposizioni finali)

Per tutto ciò che non è espressamente previsto dal presente statuto si applicano le disposizioni previste dal Codice civile e dalle leggi vigenti in materia.

Logo Agenda 20 20 aprile2015

Welfare e città mediale

Pubblichiamo, in formato pdf scaricabile, il report completo della indagine qualitativa “Welfare e città mediale. Prospettive e resistenze nell’impiego delle nuove tecnologie a favore della terza età” presentato in forma ridotta nell’incontro pubblico del 4 aprile.

scenario condiviso

 

Questo il reattivo preparato da Agenda Verbania 20 20 quale stimolo da sottoporre all’inizio delle interviste:

Welfare e Città mediale

 AgVB 20 20 si pone come obiettivo l’elaborazione e lo sviluppo di progetti di medio periodo sostenibili che favoriscano l’occupazione (in particolare quella giovanile) rilanciando e innovando le risorse del territorio.

Agenda

Qualsiasi ipotesi di sviluppo del territorio deve necessariamente prendere in considerazione le opportunità offerte dallo sviluppo delle connessioni digitali e dalla diffusione dei dispositivi mediali.

In questa prospettiva la tecnologia potrebbe creare le condizioni per la costituzione di un vero e proprio tessuto connettivo digitale, in un territorio a prevalenza collinare e montuosa, in grado di stimolare l’ammodernamento e la razionalizzazione della rete di servizi a supporto della comunità locale.

In primo luogo le tecnologie digitali potrebbero rappresentare uno strumento di protezione e sostenibilità dello stesso sistema di welfare locale favorendo l’incontro tra la domanda e l’offerta e la messa in rete delle risorse disponibili dei servizi sociali, dei servizi territoriali dell’ASL e di quelli del terzo settore.

Risultati attesi

Un ambito di sperimentazione potrebbe riguardare la qualità della vita della popolazione della terza età sviluppando una rete digitale con dispositivi dedicati finalizzati al sostegno dell’assistenza sociale e sanitaria (servizi digitali on demand) e alla socializzazione (social network per la terza età). L’alfabetizzazione digitale della terza età potrebbe essere un’attività a carico delle giovani generazioni (age education). Una sorta di accompagnamento dei “nipoti” all’utilizzo dei servizi digitali ai “nonni”.

terza età

Il report completo:

Welfare copertina

pdf  scaricabile  >>  Agenda VB 2020 Report Welfare

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Conclusioni welfare

Progetto pilota di Aalborg (Danimarca)

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Chiunque fosse interessato ad essere regolarmente informato della nostra attività può inviare una mail di richiesta al seguente indirizzo: agendavb2020@gmail.com